Lutto

Poesia che recitai ai funerali, tristi e solitari, del mio maestro.

Ci mancano le parole
per esprimere il dolore
provato dal nostro Signore
ogni volta che morte vuole.

Nemmeno una foglia muove,
vento in silenzio, cielo terso,
solo qualche goccia tonda piove.
Lacrime sul viso dell’Immenso.

Più o meno

Non posso mica scrivere a comando,
così come non parlo via telecomando.
Invece si vorrebbe che usassi la passione
senza equilibrio, solo per il pubblico ludibrio.

In realtà sono una anima tormentata in pena,
con la penna cerco di definire il mio problema.
Scrivo solo se sono veramente in vena,
così l’ansia del risultato non mi frena.

Schizzi e scarabocchi buttati giù come viene viene,
l’argine dei sentimenti per ora tiene bene.
Le acque in ebollizione del fiume sono in piena,
sfondano l’argine, ma la gente del luogo non trema.

Laissez faire

Quando sei solo, figlio mio, io,
tuo solo Dio, con le parole ti consolo.
Fidati di me e di quello che ti dico,
nel momento estremo del bisogno
sarò tuo unico sostegno e amico.
Sei un piccolo uomo mortale,
nessuna scelta, a me ti devi abbandonare.
Per te, come per tutti, giungerà l’ora fatale.

Abîme

“Prosa in rima” composta a imitazione del mio maestro, che creò e diffuse tale forma espressiva per le vaste terre del nostro regno.

Accettare quell’abisso che ci fa così paura, tornando a stupirsi delle meraviglie del Creato con animo disposto alla serenità come per sua natura, vera meta del viaggio dell’uomo, obiettivo ormai dimenticato

Sciogliere come sale nell’acqua le ansie e gli sconforti facendo affidamento proprio a tutte quelle fragilità che tenendoci uniti agli altri ci rendono così forti. Ecco il segreto, la pietra filosofale, l’elisir di lunga felicità.